Quando il MSI...

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Messaggiodi convertini il 19/07/2009, 22:30

In questi giorni ricorre l'anniversario della morte di Borsellino e della sua scorta!
Chi si ricorda l'elezione di un presidente della repubblica di qualche anno prima dove l'MSI propose il nome di Borsellino con un certo successo.
Chi si ricorda in quegli anni la pulizia morale di quel movimento,l'unico a portare avanti la pena di morte,l'unico che sbandierva le forche in parlamento quando i giudici di mani pulite facevano strage di governi corrotti.
Chi si ricorda a Palermo,la messa di Borsellino come le autorità presenti al funerale riuscirono a malapena a non essere linciati.
Che occasione abbiamo perso!
Il Popolo a quei tempi ci aspettava e noi abbiamo tradito!!!!
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Re: Quando il MSI...

Messaggiodi Gamma il 19/07/2009, 23:56

convertini ha scritto:In questi giorni ricorre l'anniversario della morte di Borsellino e della sua scorta!
Chi si ricorda l'elezione di un presidente della repubblica di qualche anno prima dove l'MSI propose il nome di Borsellino con un certo successo.
Chi si ricorda in quegli anni la pulizia morale di quel movimento,l'unico a portare avanti la pena di morte,l'unico che sbandierva le forche in parlamento quando i giudici di mani pulite facevano strage di governi corrotti.
Chi si ricorda a Palermo,la messa di Borsellino come le autorità presenti al funerale riuscirono a malapena a non essere linciati.
Che occasione abbiamo perso!
Il Popolo a quei tempi ci aspettava e noi abbiamo tradito!!!!


E` vero... i miei mi raccontano spesso del vecchio MSI, e del grande Almirante...
Furono giocate le carte sbagliate... ma adesso non dobbiamo piangere su latte gia` versato.

Il primo passo avanti e` l'unita`, e questa divente sempre piu` difficile, a fin quando i leaders dei partitini "neofascisti/destra radicale" (o come vogliamo chimarli) continuano a fare i cretini, e i militanti si azzannano a vicenda. Con i guai che viviamo oggi, abbiamo una nuova occasione, e vedrai che pure questa ce la faremo sfuggire dalle mani, solo perche` ogniuno pensa di esser al di sopra dell'altro, o per politiche folli di certi candidati. Uniti si vince, divisi si muore.
Boia Chi Molla
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Re: Quando il MSI...

Messaggiodi convertini il 20/07/2009, 23:26

C’era una volta un bambino siciliano, a cui la madre aveva proibito di accettare doni dai soldati americani perché la Patria era stata sconfitta, i sacrifici erano stati inutili e non c’era da rallegrarsi.
C’era una volta un ragazzo che, come tutti i ragazzi, credeva fosse possibile cambiare le cose e si avvicinò alla politica entrando nelle liste dell’organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano, non potendo prevedere l’epilogo grottesco e meschino di quel progetto. Quel ragazzo, spinto da un insopprimibile desiderio di giustizia e da un profondo amore per la sua terra, decise di studiare giurisprudenza e di dedicarsi alla lotta contro la criminalità.

C’era una volta un magistrato che sfidò la Mafia e le sue collusioni, perché tutti si abituassero a sentire «la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».

C’era una volta un servitore dello Stato che venne trasferito per motivi di sicurezza presso la foresteria del carcere dell’Asinara, affinché potesse portare a termine, assieme al suo collega, la stesura dell’istruttoria del maxiprocesso a carico delle più importanti personalità mafiose. Lo Stato ripagò il suo servitore richiedendo, per mezzo dell’amministrazione penitenziaria, il rimborso delle spese e un indennizzo per il soggiorno trascorso nella struttura.

C’era una volta un marito impegnato a «cercare la verità, qualunque essa sia», e che ad essa era giunto a sacrificare la serenità degli affetti più cari, lasciandosi tormentare da un senso di colpa inferiore soltanto all’imperativo morale che animava la sua battaglia.

C’era una volta un padre, diviso tra il tentativo di proteggere i suoi figli dalla realtà che lo circondava e la speranza di sapergli testimoniare i principii e i valori in cui credeva.

C’era una volta un cittadino che non smetteva di cercare le Istituzioni e le persone, i giovani in particolare, e che credeva nella capacità dell’opinione pubblica di compiere i miracoli, come accadde quando, in virtù della mobilitazione della società, il Consiglio Superiore della Magistratura fu costretto a ricostituire il pool antimafia.

C’era una volta un giudice che dormiva in un appartamento della caserma dei Carabinieri per risparmiare la vita agli uomini della scorta.

C’era una volta un superstite, rimasto solo a piangere il suo collega e amico fraterno, solo a denunciarne le vessazioni subite, solo a difenderne la memoria da accuse strumentali di protagonismo e ambizioni politiche. Rimasto solo a sentirsi «un morto che cammina».

C’era una volta un eroe che chiamò Vittorio Mangano col suo vero nome - quello di «testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia».

C’era una volta un Uomo, nei cui occhi si scorgeva il senso dello Stato e brillava la luce dell’integrità. Un Uomo che aveva imparato a convivere con la paura, ad accettarla persino, a patto che fosse accompagnata dal coraggio. Un uomo incapace di chinare la testa, di fuggire le proprie responsabilità e l’amore per la sua gente. Un Uomo che si riteneva una persona «come tante altre», eppure in debito nei confronti di chi l’aveva preceduto sacrificando la vita per rendere l’Italia un Paese migliore.

C’era una volta. Ma c’è ancora.

Dedicato al Giudice Paolo Borsellino, 19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992.

Con gratitudine e vergogna, per un popolo che non sa rialzarsi.

Milena Spigaglia
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Re: Quando il MSI...

Messaggiodi convertini il 20/07/2009, 23:35

Da "Repubblica"

TOTÒ RIINA, l'uomo delle stragi mafiose, per la prima volta parla delle stragi mafiose. Sull'uccisione di Paolo Borsellino dice: "L'ammazzarono loro". E poi - riferendosi agli uomini dello Stato - aggiunge: "Non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi". Dopo diciassette anni di silenzio totale il capo dei capi di Cosa Nostra esce allo scoperto.

Riina lo fa ad appena due giorni dalla svolta delle indagini sui massacri siciliani - il patto fra cosche e servizi segreti che i magistrati della procura di Caltanissetta stanno esplorando. Ha incaricato il suo avvocato di far sapere all'esterno quale è il suo pensiero sugli attentati avvenuti in Sicilia nel 1992, su quelli avvenuti in Italia nel 1993. Una mossa a sorpresa del vecchio Padrino di Corleone che non aveva mai aperto bocca su niente e nessuno fin dal giorno della sua cattura, il 15 gennaio del 1993. Un'"uscita" clamorosa sull'affaire stragi, che da certi indizi non sembrano più solo di mafia ma anche di Stato.

Ecco quello che ci ha raccontato ieri sera l'avvocato Luca Cianferoni, fiorentino, da dodici anni legale di Totò Riina, da quando il più spietato mafioso della storia di Cosa Nostra è imputato non solo per Capaci e via Mariano D'Amelio, ma anche per le bombe di Firenze, Milano e Roma.

Avvocato, quali sono le esatte parole pronunciate da Totò Riina? Sono proprio queste: "L'ammazzarono loro"?
"Sì, sono andato a trovarlo al carcere di Opera questa mattina e l'ho trovato che stava leggendo alcuni giornali. Neanche ho fatto in tempo a salutarlo e lui, alludendo al caso Borsellino, mi ha detto quelle parole... L'ammazzarono loro...".

E poi, che altro ha le ha detto Totò Riina?
"Mi ha dato incarico di far sapere fuori, senza messaggi e senza segnali da decifrare, cosa pensa. Lui è stato molto chiaro. Mi ha detto: "Avvocato, dico questo senza chiedere niente, non rivendico niente, non voglio trovare mediazioni con nessuno, non voglio che si pensi ad altro". Insomma, il mio cliente sa che starà in carcere e non vuole niente. Ha solo manifestato il suo pensiero sulla vicenda stragi".

Ma Totò Riina è stato condannato in Cassazione per l'omicidio di Borsellino, per l'omicidio di Falcone, per le stragi in Continente e per decine di altri delitti: che interesse ha a dire soltanto adesso quello che ha detto?
"Io mi limito a riportare le sue parole come mi ha chiesto. Mi ha ripetuto più volte: avvocato parlo sapendo bene che la mia situazione processuale nell'inchiesta Borsellino non cambierà, fra l'altro adesso c'è anche Gaspare Spatuzza che sta collaborando con i magistrati quindi...".

Le ha raccontato altro?
"Abbiamo parlato della trattativa. Riina sostiene che è stato oggetto e non soggetto di quella trattativa di cui tanto si è discusso in questi anni. Lui sostiene che la trattativa è passata sopra di lui, che l'ha fatta Vito Ciancimino per conto suo e per i suoi affari e insieme ai carabinieri: e che lui, Totò Riina, era al di fuori. Non a caso io, come suo difensore, proprio al processo per le stragi di Firenze già quattro anni fa ho chiesto che venisse ascoltato Massimo Ciancimino in aula proprio sulla trattativa. Riina voleva che Ciancimino deponesse, purtroppo la Corte ha respinto la mia istanza".

E poi, che altro le ha detto Totò Riina nel carcere di Opera?
"E' tornato a parlare della vicenda Mancino, come aveva fatto nell'udienza del 24 gennaio 1998. Sempre al processo di Firenze, quel giorno Riina chiese alla Corte di chiedere a Mancino, ai tempi del suo arresto ministro dell'Interno, come fosse a conoscenza - una settimana prima - della sua cattura".

E questo cosa significa, avvocato?
"Significa che per lui sono invenzioni tutte quelle voci secondo le quali sarebbe stato venduto dall'altro boss di Corleone, Bernardo Provenzano. Come suo difensore, ho chiesto al processo di Firenze di sentire come testimone il senatore Mancino, ma la Corte ha respinto anche quest'altra istanza".

Le ha mai detto qualcosa, il suo cliente, sui servizi segreti?
"Spesso, molto spesso mi ha parlato della vicenda di quelli che stavano al castello Utvegio, su a Montepellegrino. Leggendo e rileggendo le carte processuali mi ha trasmesso le sue perplessità, mi ha detto che non ha mai capito perché, dopo l'esplosione dell'autobomba che ha ucciso il procuratore Borsellino, sia sparito tutto il traffico telefonico in entrata e in uscita da Castel Utvegio".

Insomma, Totò Riina in sostanza cosa pensa delle stragi?
"Pensa che la sua posizione rimarrà quella che è e che è sempre stata, non si sposterà di un millimetro. Ma questa mattina ha voluto dire anche il resto. E cioè: non guardate solo me, guardatevi dentro anche voi".
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