Ciclo di conferenze Raido

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Re: Ciclo di conferenze Raido

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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 08/02/2010, 13:07

Sabato 20 Febbraio, ore 18
presso i locali di Raido (via Scirè 21-23 Roma)

KULTUR KAMPF
La battaglia delle idee contro il nulla che avanza

Intervengono:

Gabriele Adinolfi
Mario Michele Merlino
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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 18/02/2010, 13:24

Sabato 27 Febbraio, ore 18
presso i locali di Raido (via Scirè 21-23 Roma)

IL FASCIO E LA MEZZALUNA
I rapporti tra Fascismo e Islam

Con:
Stefano Fabei
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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 25/02/2010, 16:20

recensione della conferenza Kultur Kampf

di Angelo Spaziano

<< Il 20 febbraio scorso, nei locali di Raido, ha avuto luogo la conferenza dal titolo “Kulturkampf - La battaglia delle idee contro il nulla che avanza”. Relatori Mario Merlino e Gabriele Adinolfi. L’introduzione al dibattito è affidata alla stessa Raido, che ha analizzato il fosco periodo storico che il destino ci ha dato in sorte di vivere, e tracciato un quadro piuttosto cupo sulla mortificante opera di omologazione portata avanti dai poteri forti imperanti e mirata a soffocare ogni qualsivoglia tentativo dei giovani d’oggi di superare gli schemi invalsi e instaurare una nuova Wetlanschauung. Ci si è poi soffermati sullo scarso impegno culturale che sembra essere ormai divenuto quasi uno stile di vita caratteristico di gran parte della gioventù contemporanea. Il relatore ha anche auspicato un deciso ritorno all’impegno a allo studio onde neutralizzare questa melensa pastetta spirituale e morale che sembra avviluppare l’anima dell’uomo per relegarla al culto dell’apparire.
Subito dopo ha preso la parola Mario Merlino, che ha ricordato come gli anni ‘60, ovverosia quelli che videro un ancor giovane Merlino esordire nell’ambito dell’impegno politico, furono contrassegnati da due fenomeni coincidenti ma opposti. Da un lato la scarsità di validi mezzi formativi (libri, convegni, film) suscettibili di “educare” le nuove leve alla conoscenza di studiosi, filosofi, pensatori e uomini di cultura schierati sul fronte della tradizione “eterodossa” rispetto al fascismo canonico ma purtuttavia validamente impegnati nel pensiero anticonformista. Dall’altro lato un empito travolgente che spingeva le anime pure convinte dell’ineluttabile avvento della rivoluzione a combattere una cruenta battaglia per le strade delle città, sfidando con sprezzo del pericolo mille insidie pur di garantire la sopravvivenza e l’agibilità politica a un mondo di reietti trattati come parìa dalla cultura dominante e dal conformismo imperante. Ad ogni modo, malgrado tutto, già nel 1968 sia da destra che da sinistra, c’era stato un seppur timido ma fugace tentativo di superare gli steccati delle “ideologie”. Purtroppo, proprio la miopia e la scarsa lungimiranza della classe politica del tempo, sempre in ritardo sullo spirito dell’epoca, aveva, invece, deciso per lo scontro, contribuendo a dare il via alla mattanza degli anni di piombo.
Gabriele Adinolfi ha invece sostenuto come il fattore più “innovativo” del fascismo italiano sia stato il suo travolgente ottimismo, la sua capacità d’incanalare, esaltandolo, l’ardore giovanile in ogni sua declinazione, e in forma aneddotica ha portato vari esempi di come proprio questa sia stata la cifra peculiare dell’ideale mussoliniano e di come, secondo i dettami più autentici del fascismo primigenio, si debba essere intransigentemente capaci di coniugare pensiero ed azione, teoria e prassi, fisico e psichico, e grazie a questa forma mentale divenire efficace baluardo contro il nichilismo. Adinolfi ha insistito sull’assoluta inscindibilità tra cogitare e operare, cifra caratteristica di ogni esistenza svoltasi all’insegna del più coerente pensiero di destra e di come essere fascisti debba per forza di cose sottintendere il presupposto della successiva realizzazione concreta dell’astratta ipotesi politica e sociale già configurata in precedenza. Adinolfi ha narrato poi l’esempio di un vecchio soldato della divisione “Charlemagne” che, dopo molti anni dalla fine del II conflitto mondiale, per l’insistenza dei suoi familiari, ha scritto un libro di memorie del fronte di guerra, “cantando” le audaci gesta dei suoi camerati e senza neanche menzionare gli straordinari atti d’eroismo di cui fu protagonista in prima persona. Il prode difensore di Berlino stretta d’assedio dai russi, insomma, ha istintivamente adottato il punto di vista del “Sé” più disinteressato, inteso alla stregua dei più “edificanti” precetti dell’antica comunità spartana, rifuggendo l’egocentrismo borghese. Per Adinolfi infatti è proprio il cameratismo “spartano” a rappresentare l’ultimo baluardo contro il nulla del nichilismo avanzante. >>

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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 02/03/2010, 13:24

Il Fascio e la Mezzaluna [Recensione]

I rapporti intercorsi tra il Fascismo e la Mezzaluna sono stati l’argomento del convegno tenutosi a Roma, presso i locali dell’Associazione culturale Raido. Il relatore, Stefano Fabei, dopo una rapida introduzione, ha subito illustrato all’uditorio le vicende seguite alla I Guerra Mondiale, allorché suonò la campana a morto per gli ultimi imperi eredi della Tradizione. Tra questi ultimi, quello Ottomano, sconfitto e andato in frantumi, vide i suoi ex-possedimenti divenire Stati “paraindipendenti”, ma sottoposti comunque all’invadente autorità di Gran Bretagna e Francia. Nel Fascismo delle origini (1919) Mussolini si dichiarò per l’indipendenza incondizionata dei popoli scaturiti dall’implosione ottomana, proprio per rimarcare, malgrado l’occupazione italiana della Libia, il diritto all’autodeterminazione delle nazioni scaturite dallo sfaldamento della Sublime Porta, contro la pervicace volontà colonialista di Francia e Gran Bretagna. Successivamente, il Duce moderò alquanto le sue originarie convinzioni, anche a causa della forte pressione demografica italiana, costretta a trovare sfogo con un potente flusso emigratorio in direzione della Libia, di recente acquisizione. Nel 1920, malgrado tutto, iniziava così per l’Italia un periodo di feconda collaborazione con i Paesi Arabi, nella speranza di attirarli nella propria orbita geopolitica. Si può affermare quindi che i rapporti tra l’Italia fascista e i paesi del Medio Oriente siano stati condizionati in maniera inversamente proporzionale a quelli intessuti con la Gran Bretagna. Il fatto è che l’obiettivo di Mussolini e degli Arabi coincideva nella comune volontà di contrastare appunto l’Inghilterra e le sue mire egemoniche nel Mediterraneo, che con la costituzione dell’enclave ebraica in Palestina avevano subito un’escalation. Il Fascismo, inoltre, era spiccatamente antimaterialista e ferocemente antimarxista e sembrava, accanto alla Germania hitleriana, l’entità politica più idonea in grado di realizzare una fruttuosa collaborazione con l’Islam. Nel periodo successivo al 1930, quindi, i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo non fecero altro che incrementarsi con la nascita della Fiera del Levante di Bari, la fondazione dell’Istituto per il Medio Oriente, i numerosissimi convegni e iniziative culturali a favore del mondo islamico, fino al conferimento al leader italiano della prestigiosissima Spada dell’Islam. L’Etiopia, invece, cristiana da millenni e indipendente da secoli, era da sempre in attrito con i mussulmani, visti come atavici nemici in campo culturale e religioso. Il Negus, infatti, aveva inglobato nel suo vasto impero consistenti minoranze islamiche alquanto irrequiete e ferocemente anticopte, e guardava a Londra e a Parigi come potenze tutelari. Era inevitabile, dunque, l’abbraccio tra Mussolini e gli Arabi, destinato a sfociare nell’avversione italiana per la Francia, l’Inghilterra e l’Etiopia stessa, occupata in seguito dal Duce con una breve ma cruenta guerra di conquista. I Tedeschi, al contrario, non possedevano colonie arabe e potevano vantare una limpida tradizione anticolonialista che li rendeva assolutamente al di sopra di ogni sospetto nei confronti dei popoli della mezzaluna. Nel 1936 il Palestinese Al Kassam, capo Olp, venne finanziato dall’Italia con ben 213.000 sterline, all’interno di una strategia di aiuti destinati a sovvenzionare le istituzioni statali, laddove i Tedeschi preferivano appoggiare i vari movimenti e fronti nazionalsocialisti minoritari all’interno delle singole comunità nazionali. Nessuna invasione di campo, quindi, in Medio Oriente, tra le potenze dell’Asse, ad eccezione dell’Iraq, ricco di giacimenti petroliferi. La condotta di guerra italotedesca, però, contrassegnata da numerosi errori tattici e strategici, venne a caratterizzarsi anche per un ambiguo atteggiamento nei confronti dei potenziali alleati mediorientali. I quali, proprio a causa di questa linea poco chiara, fecero mancare il loro determinante appoggio nel momento più “delicato” del conflitto. Vale a dire durante l’avanzata di Rommel verso Alessandria d’Egitto, poi bloccatasi per l’esaurimento delle scorte a un tiro di schioppo dalla mèta. Una contemporanea sollevazione delle retrovie egiziane, infatti, avrebbe provocato il collasso delle armate britanniche, che si sarebbero venute a trovare strette tra due fuochi, aprendo così al generale tedesco le porte del Medio Oriente, e con quelle, l’accesso al grande forziere petrolifero caucasico. Le cose invece andarono in tutt’altro modo. Le armate del nord bloccate a Leningrado, quelle del centro fermate a Stalingrado e quelle del sud insabbiate a El Alamein, segnarono la fine dei sogni di Hitler e di Mussolini. Dopo la II Guerra mondiale, conclusasi con la sconfitta dell’Asse, si venne a creare una forte diffidenza tra mondo arabo e le potenze vincitrici, che con la creazione dello stato sionista avrebbero vinto su tutta la linea.

Angelo Spaziano
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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 06/03/2010, 14:19

Berto Ricci - Conferenza all’Istituto Storico della RSI (Recensione)

Domenica 28 febbraio 2010 si è svolta, presso la sede dell’istituto storico della Repubblica Sociale Italiana di Cicogna, la conferenza su Berto Ricci – l’ortodossia nella trasgressione – tenuta da Maurizio Rossi.

La conferenza è stata preceduta da una lunga introduzione da parte dell’ingegnere Conti rivolta ai giovani che da poco si sono avvicinati all’istituto, riguardante la storia a grandi linee della RSI nei suoi punti chiave di carattere costitutivo. In seguito l’ingegnere ha proceduto con il tracciare un profilo storico dell’istituto, dalla sua nascita nel 1986 come associazione culturale fino alla trasformazione in fondazione e ai giorni nostri, oltre che nella lettura, commentata da lui stesso, di alcuni punti fondamentali dello statuto della fondazione.

Dopo questa parte iniziale ha preso la parola Maurizio Rossi, che con brillante oratoria ha tracciato un quadro generale ma nel contempo completo ed esauriente della figura di Berto Ricci.

Prima di cominciare però egli ha voluto rivolgere un pensiero alla figura del camerata Pio Filippani Ronconi, recentemente scomparso, al quale è stato negato il funerale secondo i suoi voleri; questo testimonia come certi uomini, col loro esempio espresso tramite il verbo dell’azione, hanno la capacità di restare minacciosi e temuti anche da morti.

Rossi inizia riconoscendo in Berto Ricci un grande teorico del fascismo nonché uno dei maggiori pensatori della cultura fascista. Quest’ultima però non fu mai univoca, ma piuttosto frammentata in una molteplicità di filoni differenti e talvolta contrapposti; infatti Ricci, pur essendo riconosciuto come teorizzatore influente del fascismo, non ricoprì mai il ruolo di figura vertice del regime (come ad esempio avvenne invece per Gentile) e operava al di fuori dei canali ufficiali rappresentati dall’istituto di cultura fascista. Il suo avvicinamento al fascismo non è stato immediato: negli anni che vanno dal ’21 al ’26 fu un giovane anarchico il cui rapporto con il regime appena installatosi in Italia era quello di oppositore. In seguito disse che secondo lui si può facilmente traghettare dall’anarchismo al fascismo senza complicazioni; a conferma di questa sua brillante intuizione possiamo ricordare il grosso contributo degli anarchici allo squadrismo e alla mentalità dell’epoca. Da una certa sinistra antifascista e non solo, Berto Ricci viene spesso definito come un eretico e il suo un fascismo impossibile, questo perché definirlo un fascismo diverso, un’altra possibilità di applicazione dell’idea fascista, sconvolge il quadro di chi vorrebbe rinchiudere il fascismo all’interno di un recinto fatto di stereotipi ormai radicatisi nel tempo. In realtà lui non fu un libertario, bensì un grande intransigente. Attaccò tutti quelli che secondo lui erano dei gretti “voltabandiera” all’interno delle università e che aderivano al fascismo unicamente per convenienza, oltre che ad esprimersi riguardo alla mancanza di univocità del Duce. Criticò quella che secondo lui fu la mancanza di un’anima veramente totalitaria del regime, di una rivoluzione fatta a parole ma che non portò i cambiamenti conseguenti e inizialmente auspicati. Infatti considerando il fascismo come un’alternativa di civiltà, in special modo dal punto di vista economico-produttivo con la cosiddetta “terza via”, Berto Ricci partecipò attivamente al discorso sul corporativismo cercando effettivamente di costruire una linea guida e una teoria realistica ed applicabile del corporativismo fascista. Egli fu un rivoluzionario integrale e non un eretico; odiato da tutte quelle “mele marce” che vivevano alle spalle e alle spese del Duce e del regime, rallentando e sfavorendo notevolmente quel processo rivoluzionario al quale Ricci auspicava.

Quando a partire dal ’38 il regime ripiega su se stesso e tutto l’apparato istituzionale comincia a mostrarsi obsoleto e inefficace, Mussolini intuisce che per rinnovare e svecchiare il fascismo, nonché allontanare i malumori crescenti, è necessario affidarsi a quella base fascista ortodossa che non perse questa caratteristica col passare del tempo, optando per una svolta che sia davvero rivoluzionaria e di sborghesizzazione dell’Italia. Chiaramente Berto Ricci venne inserito all’interno di questo progetto e come già detto prima, continuò nel cercare di rendere il corporativismo realmente funzionale e funzionante. Quest’opera di rinnovamento, almeno per quel che riguarda Ricci, fu bruscamente interrotta col la sua partenza per il fronte e con la sua morte nel ’41 in Africa. Egli partì per la guerra perché, come tanti fascisti puri come i ragazzi del GUF, credette che anche la guerra potesse essere uno strumento funzionale, talvolta ben più di altri, per portare la rivoluzione fascista fino in fondo. Se non fosse morto al fronte, Berto Ricci avrebbe sicuramente aderito alla Repubblica Sociale Italiana, in quanto il suo pensiero aveva già in se quegli elementi intransigenti e fortemente rivoluzionari che, nonostante le condizioni tutt’altro che favorevoli, si cercò di attuare durante la RSI.

In ultima analisi possiamo dire che Berto Ricci è stato un uomo che, dopo aver scritto e teorizzato molto, ha dimostrato con il suo esempio la coerenza intrinseca alla sua persona, scegliendo l’azione e il coraggio di portare fino in fondo le proprie idee.

Tra le varie figure presenti, trovo sia importante sottolineare la presenza del figlio di Berto Ricci, in quanto non sempre purtroppo è possibile constatare la partecipazione entusiastica ed orgogliosa dei figli nei confronti di un padre che, come molti, decise di farsi portavoce di quella che poi venne - e purtroppo viene - considerata la “barricata sbagliata”.

Alla conferenza è seguito il pranzo comunitario, ben organizzato e buona la cucina, per il quale si ringrazia lo staff della fondazione RSI.
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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 08/03/2010, 10:00

Della lotta, dell'Amore, della Morte... concerto con Francesco Mancinelli e Simona

Appuntamento fisso ormai la serata “Note Alternative” presso la sede del Centro Studi Raido e questa è la volta di Francesco Mancinelli, alla chitarra, e di Simona Carucci, all’arpa e alla fisarmonica, già membri dei Contea. Nomi, questi, che nell’ambito del loro genere, folk europeo moderno, giocano un ruolo egemone. La qualità, infatti, non ha tardato a venir fuori.

La serata inizia tra le ventuno e trenta e le ventidue, ma un caldo clima conviviale si era già instaurato grazie al servizio bar gestito dalle ragazze del Cuib Femminile di Raido, offrendo prima un piacevole aperitivo, poi, per tutta la sera, mettendo a disposizione degli ospiti una sostanziosa cena.

Si aprono le danze, e la “scaletta” del concerto ripercorre un po’ la storia della musica alternativa, oltre che presentandoci cover di alcuni grandi artisti della musica italiana, quali Franco Battiato, Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini, i cui testi esprimono una certa profondità nella comprensione delle dinamiche della vita e dell’esistenza. Abbiamo ascoltato canzoni che rappresentano delle vere pietre miliari dell’ambiente ma che purtroppo sono finite un po’ nel dimenticatoio quali “Il legionario di Lucera” o “Federcio Barbarossa”, è stata riproposta la goliardica “Le donne non ci vogliono più bene” concepita come la prima canzone “alternativa” in assoluto, scritta durante la guerra civile, abbiamo ricordato i camerati caduti con le canzoni a loro dedicate, i nostri cuori si sono stretti ed elevati con pezzi divenuti immortali, come “Claretta

e Ben”o “Altaforte” e qualcuno è tornato un po’ indietro con la ormai immancabile ai concerti di Francesco “Generazione ‘78”; il tutto accompagnato dalla soave so

norità dell’arpa, strumento che purtroppo non capita di sentire molto spesso ma la cui sonorità è particolarmente dolce e piacevole.

Prossimo appuntamento sabato 13 marzo alle 21 “Aspettando San Patrizio” con i Finngans Wake in concerto.
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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 11/03/2010, 15:36

Sabato 13 ore 21
presso i locali di Raido via scirè 21/23
Finnegans Wake in concerto
ingresso a sottoscrizione con consumazione e aperitivo
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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 22/03/2010, 0:08

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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi Tiberio il 24/03/2010, 11:48

Da quello che ho letto devo dire che questa associazione raido è ciò che di più antifascista, radical-destrorso e reazionario che possa esserci. Questi volgari pseudo-fascisti affermano idiozie di sana piante, gettando fango su Mussolini, sul Fascismo, sulla Scuola di Mistica Fascista. A breve risponderò con un saggio alle fandonie scritte, intanto eccovi questa perla sulla conferenza sul "socialismo fascista":

na digressione sull’autore del libro ci ha presentato un La Rochelle deluso dalla statica e amorfa società del primo dopo guerra, un La Rochelle amante e conoscitore del Nietzsche, che vede nell’avvento dei fascismi l’unica e vera grande occasione per stravolgere e distruggere quella che era la decaduta società della sua epoca, tradita dal capitalismo e dalle utopiche premesse del marxismo e dei suoi “borghesi vestiti da proletari”, e che ritrova nel fascismo e nel nazionalsocialismo l’incarnazione delle speculazioni del filosofo del “Così parlò Zarathustra” e della “morte di Dio”.


E da quanto sono esistiti i "fascismi"? Legittimiamo pure le boiate degli antifascisti?
Poi l'apologia di nazismo se la potevano anche risparmiare...

A scanso di equivoci dovuti al cattivo uso delle parole ci viene presentato il socialismo nella sua accezione originaria, dell’epoca: uno slancio e una tensione “guerrieria”, quasi “mistica”, di una comunità che portava alla sua armonizzazione e che identificava nel suo uomo politico l’atleta, il guerriero, il monaco. Socialismo che non ha nulla a che vedere con le moderne istanze collettivistiche e livellatrici, un socialismo, proprio perché genuino, osteggiato dagli stessi marxisti e che, parafrasando Walter Darrè, non poteva avere ragion d’essere se non legato alla nazione che a sua volta perdeva significato senza questo socialismo…fascista!


A parte che quelli della raido dimostrano di non aver capito un tubo sul socialismo fascista, mi viene da ridere quando ho letto della comunità "che identificava nel suo uomo politico l’atleta, il guerriero, il monaco". Appuriamo che la raido non conosce la dottrina fascista, le sue implicazioni, e si permette pure di organizzare conferenze in materia :mrgreen:
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Re: Ciclo di conferenze Raido

Messaggiodi JeunesseDorèe89 il 25/03/2010, 1:06

Tiberio ha scritto:Da quello che ho letto devo dire che questa associazione raido è ciò che di più antifascista, radical-destrorso e reazionario che possa esserci. Questi volgari pseudo-fascisti affermano idiozie di sana piante, gettando fango su Mussolini, sul Fascismo, sulla Scuola di Mistica Fascista. A breve risponderò con un saggio alle fandonie scritte, intanto eccovi questa perla sulla conferenza sul "socialismo fascista":

na digressione sull’autore del libro ci ha presentato un La Rochelle deluso dalla statica e amorfa società del primo dopo guerra, un La Rochelle amante e conoscitore del Nietzsche, che vede nell’avvento dei fascismi l’unica e vera grande occasione per stravolgere e distruggere quella che era la decaduta società della sua epoca, tradita dal capitalismo e dalle utopiche premesse del marxismo e dei suoi “borghesi vestiti da proletari”, e che ritrova nel fascismo e nel nazionalsocialismo l’incarnazione delle speculazioni del filosofo del “Così parlò Zarathustra” e della “morte di Dio”.


E da quanto sono esistiti i "fascismi"? Legittimiamo pure le boiate degli antifascisti?
Poi l'apologia di nazismo se la potevano anche risparmiare...

A scanso di equivoci dovuti al cattivo uso delle parole ci viene presentato il socialismo nella sua accezione originaria, dell’epoca: uno slancio e una tensione “guerrieria”, quasi “mistica”, di una comunità che portava alla sua armonizzazione e che identificava nel suo uomo politico l’atleta, il guerriero, il monaco. Socialismo che non ha nulla a che vedere con le moderne istanze collettivistiche e livellatrici, un socialismo, proprio perché genuino, osteggiato dagli stessi marxisti e che, parafrasando Walter Darrè, non poteva avere ragion d’essere se non legato alla nazione che a sua volta perdeva significato senza questo socialismo…fascista!


A parte che quelli della raido dimostrano di non aver capito un tubo sul socialismo fascista, mi viene da ridere quando ho letto della comunità "che identificava nel suo uomo politico l’atleta, il guerriero, il monaco". Appuriamo che la raido non conosce la dottrina fascista, le sue implicazioni, e si permette pure di organizzare conferenze in materia :mrgreen:


Solita storia Tibè: informati prima di parlare!! Qui non si parla delle speculazioni di Raido sul fascismo, ma sul pensiero di Pierre Drieu la Rochelle (che immagino tu non sappia neanche chi sia) sui fascismi europei (come movimenti anti-sovversivi spiccatamente europei)...

A parte che quelli della raido dimostrano di non aver capito un tubo sul socialismo fascista,

sarei curioso di sapere tu quanto hai capito sul socialismo fascista dei nazionalisti francesi (uno che ha scambiato il pensiero di la Rochelle con quello di Mussolini pretende di saperne di più di un Maurizio Rossi che è uno dei massimi esperti italiani in materia :lol: sei fatto apposta per le figuracce tu è)

Appuriamo poi che non è il modello della comunità bensì di la Rochelle e di Saint Loup e appuriamo che oltre a non capire neanche quello che leggi hai anche la faccia tosta di scrivere "risponderò con un saggio" :shock: ma su cosa? ma se neanche capisci quello che leggi rischi che il saggio ce lo scrivi sulla crisi ittica della Norvegia invece che sul fascismo :lol:
Non posso star qui a farti ripetizioni ora
primo, perchè sono troppi i concetti che ti mancano
secondo, perchè questo è un post dove mi limito a comunicare le date delle nostre iniziative. punto.
ti do un consiglio: segui qualche nostra conferenza, così magari impari qualcosa per il tuo saggio e cambi idea sul nostro conto
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